Progetto Scuola: "Non combattere il bullo." - Sconfiggi il bullismo.
Progetto Anti Bullismo

Premessa

Come ogni Scuola, la S.I.D.P. è estremamente sensibile alle tematiche inerenti la formazione dell’individuo nella propria articolata complessità, con particolare riferimento alle criticità che possono incidere in maniera determinante sulla crescita dei bambini e degli adolescenti.

È da questa visione che scaturisce il progetto “Non combattere il bullo. Sconfiggi il bullismo” proposto alle Scuole Medie e Medie Superiori presenti sul territorio, incentrato su di un fenomeno, quello del bullismo, di attuale indiscutibile rilievo, nelle più disparate forme in cui esso si presenta.

Nella sezione “Introduzione” vengono descritti gli elementi distintivi del fenomento “bullismo”, mentre nelle sezioni “Obiettivo”, “Modalità di Svolgimento” e “Programma” vengono delineati gli scopi e le metodologie proposte dalla S.I.D.P. per prevenirlo e con contrastarlo.

Lo Staff S.I.D.P., coadiuvato da Assistenti Sociali, si pone a completa disposizione di Dirigenti Scolastici, Docenti o genitori per ogni dettaglio in merito.

Introduzione

Il cosiddetto “bullismo” è oggetto di attenzione crescente da parte delle Istituzioni Scolastiche, a causa del sempre maggiore frequenza di casi, episodici o reiterati, inquadrabili nella cornice di un fenomeno la cui complessità e le cui ricadute sulla psicologia dello studente in età evolutiva sono fonte di giustificata preoccupazione.

Il termine “bullismo” deriva dall’inglese bullying, che letteralmente significa “prepotente”. Tuttavia la prepotenza, sia agita che subita, come alcuni autori hanno rilevato, è solo una componente del fenomeno, che va inteso nella propria multidimensionalità.

Il bullismo può manifestarsi in forma diretta, con tutti quei comportamenti con cui direttamente si reca danno ad un altro ( violenze fisiche) ed indiretta, con atteggiamenti relazionali che mirano all’esclusione e alla marginalizzazione dell’altro. Non trascurabili sono le declinazioni a sfondo sessuale e razzista del bullismo.

Di estrema, pericolosa attualità è il “cyberbullismo”, termine con il quale viene intesa la forma di bullismo più evoluta che si serve della tecnologia per insultare e dominare l’altro.

Il bullismo viene categorizzato come una forma di aggressività, ma si distingue dai semplici comportamenti aggressivi per quattro caratteristiche fondamentali che la comunità scientifica utilizza come criteri principali per classificare il bullismo:

• L’intenzionalità dell’azione,
• La persistenza nel tempo,
• L’asimmetria della relazione,
• La natura sociale del fenomeno.

In questo gioco esistono ruoli principali e secondari.

Il ruolo del bullo è rappresentato da coloro che agiscono azioni prepotenti. Questi individui sono caratterizzati da un quadro psicologico connotato principalmente da aggressività, ostilità verso le regole; la violenza viene vista come positiva e come unico mezzo efficace per il raggiungimento di un obbiettivo. Inoltre non c’è una reale rappresentazione interna del gesto violento rivolto verso la vittima. Quel che spesso colpisce dell’atteggiamento del bullo è l’ostilità che non è rivolta solo verso i coetanei ma anche verso gli adulti e gli insegnanti. Andando ad approfondire i meccanismi che determinano la dinamica interna del bullo, si è scoperto che godono di un alta autostima ma che non riescono a riconoscere sentimenti come empatia e felicità. In particolare hanno acquisito dalla relazione di attaccamento modalità disfunzionali di relazione con l’altro, modelli violenti di gestione della relazione interpersonale e con il gruppo dei pari. Il ruolo di bullo porta conseguenze durature lungo il corso della vita, infatti studi longitudinali hanno dimostrato che i comportamenti esternalizzanti e antisociali degli adolescenti possono tendere a depressione e alterazione del quadro psicologico che può sfociare anche in disturbo antisociale di personalità.

Sono stati riconosciuti diverse tipologie di bullo ( dominante, ansioso, gregario) le cui differenze variano lungo un continuum che va dalla totale ostilità contro gli adulti alla possibilità di essere inibiti dalle parole di un adulto di riferimento, e alla ricerca esclusiva dell’accettazione del gruppo.

Il secondo attore principale è la vittima: la persona che subisce le azioni violente del bullo o del gruppo di bulli, che presenta generalmente caratteristiche della personalità quali timidezza, chiusura, ridotte abilità sociali, bassa autostima e scarsa consapevolezza di sé. Solitamente sono persone che rimangono, per caratteristiche personali, ai margini del gruppo e non hanno molti amici. Queste persone non hanno gli strumenti interni per far fronte al comportamento dei bulli , tant’è che molto spesso hanno difficoltà anche nel raccontare alle figure di riferimento eventuali soprusi subiti.

Anche il ruolo di vittima sembra essere legato ad un tipo di attaccamento non sufficientemente buono con la propria figura di riferimento, ed è caratterizzato da ansia ed iperprotettività. Mentre il bullo, come abbiamo detto prima, non riesce a mentalizzare stati emozionali quali l’empatia, la vittima non riconosce stati di rabbia e quindi ha difficoltà costruirsi strutture difensive arrivando a pensare, a volte, di meritarsi la violenza subita.

Bisogna però differenziare dalla vittima passiva la figura della vittima provocatrice, classificata recentemente, e le cui caratteristiche si pongono a metà fra il bullo da cui prende i comportamenti aggressivi e talvolta anche l’uso della violenza, e la vittima da cui prende l’incapacità di fronteggiamento che permette di mettere in atto difese adeguate contro i bulli. Il risultato è quindi solo la provocazione verso il bullo, e l’innescarsi della violenza.

Il profilo psicologico generale delle vittime è caratterizzato da atteggiamenti internalizzanti che, a lungo andare, nel corso della vita possono sfociare in eventi depressivi e autolesivi.

Tra gli attori secondari troviamo i gregari, che possono essere considerati le controfigure del bullo, il pubblico, costituito da individui che rimangono periferici rispetto alle dinamiche centrali, e i difensori delle vittime, compagni che in modo aperto e chiaro si schierano a favore della vittima.

La natura sociale di tale fenomeno rappresenta una condizione importante per capire e prevenire il fenomeno del bullismo. Generalmente gli atti lesivi verso qualcuno ritenuto inferiore, vengono fatti nel gruppo, davanti alle persone che spesso rinforzano gli atti. Il fatto di ricoprire ruoli che rimangono cristallizzati all’interno del gruppo porta ad un enfatizzazione di tale fenomeno perché spesso l’influenza sociale porta a fare ciò che gli altri si aspettano soprattutto se non si hanno gli strumenti per poter cambiare e affrontare la situazione.

Risulta quindi evidente il ruolo importante dell’amicizia, soprattutto nella fase in cui si sviluppa maggiormente il bullismo: la preadolescenza e l’adolescenza. L’amicizia rappresenta, per i ragazzi, il “luogo”, la zona in cui si definisce se stessi, ci si mette in gioco e si tenta di costruire la propria immagine e la propria struttura interna per poter poi nell’età adulta affrontare il mondo. È questo il luogo delle ridefinizioni, il momento di “risignificare” i propri atteggiamenti e gli atteggiamenti degli altri.

La rete sociale, inoltre, supporta e non fa sentire soli nel momento in cui ci si imbatte in atti aggressivi, spingendo anche alla segnalazione e alla ricerca di aiuto. D’altro canto però l’amicizia può avere un ruolo rafforzativo per il bullo che si sente approvato dai propri amici, o può fungere da elemento deviante: frequentare cattive compagnie può indurre atteggiamenti violenti e alimentare il bullismo.

Tra le cause e i fattori di rischio del fenomeno del bullismo, troviamo una molteplicità di elementi che possono generalmente essere divisi in:• Contesto familiare: una situazione familiare disfunzionale, con modalità comunicative sbagliate, problemi economici, problemi relazionali, ecc.. può rappresentare una spinta per il ragazzo che non riesce ad incanalare la sua sofferenza ed aggressività a ricoprire il ruolo di bullo.
• Contesto culturale in cui si vive: la caduta di valori che caratterizza questa epoca non può che rafforzare comportamenti in cui la violenza è lo strumento per avere approvazione dei gruppi.
• Fattori personali: sono tutte quelle caratteristiche psicologiche che connotano una personalità principalmente orientata verso il ruolo di bullo o di vittima.
• Contesto di vita, in cui rientrano gli ambienti frequentati, l’ambiente scolastico, il tipo di amicizie, ecc…

Come si può quindi contrastare efficacemente il bullismo?Innanzitutto occorre lavorare sulla tridimensionalità del fenomeno, in un’ottica bifocale che guarda sia alla vittima che al bullo. In particolare il lavoro deve essere articolato su tre livelli:

• lavoro individuale
• lavoro nel contesto scolastico
• lavoro nel contesto familiare.

L’intervento deve poter coinvolgere tutte le istituzioni che possono aiutare a sensibilizzare ragazzi e genitori che spesso fanno poco perché ritengono che il fenomeno sia lontano da loro.

Occorre lavorare sulla costruzione di valori, nella credenza e nel rispetto delle regole di tutto il gruppo dei pari e non limitarsi al contesto già “malato” di bullismo.

Obiettivo

Obiettivo primario del progetto è quindi la prevenzione del fenomeno: lo scopo non è quello di praticare le arti marziali per poter acquistare forza fisica e “ripagare i bulli con la stessa moneta” ma quello di acquisire la giusta fiducia in se stessi ed il necessario equilibrio interiore per potersi sottrarre alle sopraffazioni, liberandosi dal ruolo psicologico di “preda”.

Le arti marziali quali strumento quindi per sconfiggere non “il bullo”, ma il bullismo.

L’ intento non è certo di creare combattenti o guerrieri, ma di valorizzare le qualità fisiche e mentali degli allievi, rendendoli consci dei rischi che li circondano e trasmettendo loro conoscenze utili ed a volte vitali in situazioni di pericolo, sviluppando al contempo valori quali il rispetto per se stessi ed il prossimo, il coraggio e l’umiltà.

L’obiettivo principale è quello di promuovere il benessere psico-fisico agli studenti, con adulti positivi e sensibili nel ruolo di educatori come modelli di riferimento, favorendo un processo di crescita personale che sviluppi un efficace gestione e controllo dell’aggressività sia individuale che di gruppo. Gli allievi, apprendendo i rudimenti dell’autodifesa, aumentano la sicurezza di sé, diminuendo di conseguenza la propria sensazione di vulnerabilità, a benefico vantaggio della propria autostima; vengono incoraggiati a sviluppare le loro caratteristiche positive e le loro abilità, e stimolati al fine di stabilire relazioni sane con i coetanei.

Un simile percorso formativo, rappresentato dalla cosiddetta “Via Marziale”, si rivela di massima utilità proprio per coloro che manifestano i caratteri propri del potenziale, o manifesto, “bullo”: l’aggressività, la forza e l’energia impiegate in modo distorto ed inadeguato possono essere canalizzate verso un utilizzo più proficuo, tramite un allenamento che permetta di utilizzare tali caratteristiche della propria personalità e darvi sfogo in maniera controllata, imparando a gestirle, in un ambiente che mantiene delle regole ben precise, e rende evidente il valore della cooperazione con i compagni e della crescita condivisa.

Assistente Sociale
Dott.ssa Silvia Luongo

Modalità Di Svolgimento

La S.I.D.P. si adopera per svolgere le attività inerenti al Progetto in stretta collaborazione con le Istituzioni Scolastiche del territorio. Tale condotta è in linea con il proposito della Scuola di manifestare, tramite il proprio lavoro, funzione utile verso la collettività, ed in particolar modo verso i giovani, promessa per una società migliore.

Il programma prevede un ciclo di 10 lezioni suddivise in
• 1 teorica
• 8 pratiche
• 1 finale

Da svolgersi durante l’orario scolastico o in altro orario confacente all’organizzazione del piano didattico.
Si prevedono lezioni di circa 1 ora e mezza, ad eccezione della lezione finale con durata di 2 ore.

Durante la prima lezione si prevede l’incontro con l’assistente sociale che illustrerà ai ragazzi cos’è il bullismo, chi è coinvolto in questo fenomeno e quanto esso rappresenti una realtà molto vicina.

Il lavoro si svolgerà prevalentemente in maniera interattiva e prevede, oltre ad una presentazione con slide, il coinvolgimento attivo dei ragazzi in brain storming, role play, interventi e dibattito. E’ inoltre possibile contemplare la proiezione del cortometraggio “Il Grande Match – Il Bullismo” realizzato da Gabriele Martino insieme a Daniele Ferruzzi, della durata di 25 minuti, nel quale si affrontano i temi sia del bullismo diretto che del cybergbullismo, ambientato in alcune scuole e città dei Castelli Romani, e quindi vicino per tematiche e scenari alla sensibilità degli studenti.
Le lezioni pratiche, tenute da insegnanti S.I.D.P., mirano a lavorare in parallelo sia nell’ottica della potenziale vittima che “dalla parte del bullo”, quindi ri-significando gli stimoli e le provocazioni che la personalità tendente al ruolo del bullo è portata a vedere in maniera negativa.

Si porrà inoltre accento sulla disciplina, sul rispetto dell’altro, e sulle regole che spesso i ragazzi richiedono alle figure di riferimento, perché fondamentali nella loro crescita.
“Dalla parte della vittima” si cercherà di enfatizzare le proprie risorse, facendo capire che non serve essere forti per poter reagire, ma basta scoprire le proprie capacità interne ed avere chiaro che nessuno ha il diritto di ledere la propria “sfera personale” né fisicamente né verbalmente. La violenza inoltre verrà presentato come l’ultimo rifugio, l’ultima arma utilizzata per combatter il bullo, e comunque come una sconfitta per entrambi, aggressore ed aggredito (violenza ultimo rifugio degli incapaci).

Programma

1° lezione – Cos’è il bullismo: Incontro con Assistente Sociale
2° lezione – Sfera dinamica e principio dell’acqua: semplici e stimolanti esercizi in coppia in cui, con modalità giocosa, gli studenti imparano a modellare il proprio corpo a sollecitazioni esterne, senza irrigidirsi e senza opporre forza contro forza
3° lezione – Sviluppo sfera dinamica: gli elementi della lezione precedente vengono approfonditi ed ampliati
4° lezione – lavoro sui pugni: Si impara non solo la tecnica di un pugno, ma soprattutto quanto sia pericoloso sottovalutare gli effetti negativi di un pugno
5° lezione – Lavoro in compressione e scarico sul colpitore: Si impara a gestire la pressione fisica ed a scaricarla in modo controllato su un oggetto, il bersaglio, faticando e rilasciando tensioni psico-fisiche in modo sano
6° lezione – Lapsao: si impara l’utilizzo tattico di tecniche tradizionali, incrementando la fiducia in se stessi, sottolineando l’insensatezza della violenza gratuita
7° lezione – Paksao: analogo al precedente esercizio, in diverso contesto tattico
8° lezione – Lapsao e Paksao: vengono fusi gli argomenti delle due precedenti lezioni, sviluppando una lezione in cui gli esercizi a coppia vengono svolti con intensità crescente, stimolando la cooperazione con il compagno in funzione del miglioramento comune. La crescita diviene valore condiviso.
9° lezione – Integrazione lapsao paksao con sfera dinamica e nozioni di primo soccorso: la lezione consta di due fasi, la prima in cui tutti gli argomenti del corso vengono sintetizzati in esercizi mirati, la seconda in cui un Insegnante laureato in Scienze Infermieristiche impartirà utili nozioni di primo soccorso
10° lezione: Piccolo test di verifica e saluti finali, in seguito al quale verranno rilasciati gli attestati di partecipazione al corso. L’ invito a partecipare è esteso ad insegnanti, Preside e genitori per avere la possibilità di interagire e porre domande sia agli insegnanti che all’Assistente Sociale S.I.D.P.

Cordiali saluti,
Francesco Procaccini
Maestro U.I.K.T. 5°duan
Responsabile Tecnico S.I.D.P.